Un nuovo modo di comunicare il Franchising
Un nuovo modo di
comunicare il Franchising
pulp fiction big mac

Il franchising al cinema tra top e flop

Jules e Vincent sono in macchina e Vincent racconta al collega del suo viaggio in Europa. A quanto pare il gangster ballerino interpretato da John Travolta è rimasto colpito da alcune differenze con gli Stati Uniti. Tipo quando è andato al McDonald’s in Francia:

“Lo sai come chiamano un quarto di libbra con formaggio a Parigi? Royal con formaggio!” 

“E come chiamano il Big Mac?” chiede Jules, un magistrale Samuel L. Jackson. 

“Beh il Big Mac è il Big Mac, lo chiamano le Big Mac”, risponde Vincent, subito prima di ammettere che lui no, anche al Burger King non c’è andato quindi non lo sa come chiamano in Francia il Whopper.

Uscendo da una delle scene più iconiche di Pulp Fiction, non c’è dubbio che il franchising sia una presenza frequente nelle pellicole cinematografiche. D’altronde tanti marchi fanno parte della nostra vita quotidiana, quindi perché non inserirli dentro le finzioni sceniche? Questa tecnica rientra nel campo largo del marketing e si chiama product placement. In pratica brand che vengono inseriti in un flusso narrativo, svolgendo un ruolo più o meno attivo nello svolgimento della storia. La storia del cinema è costellata di product placement riusciti e di altri di cui avremmo fatto volentieri a meno. Vediamone alcuni che hanno avuto come protagoniste catene di franchising.

I franchising di pizza nel film delle Tartarughe Ninja

Sempre a tema cibo, è ben noto l’amore per la pizza delle Tartarughe Ninja. Tanto che nel primo film del 1990, la tartaruga Michelangelo esclama a gamba tesa: “Hey, ragazzi lo sapevate che Domino’s consegna in mezz’ora altrimenti i vostri genitori non devono neppure pagare per la pizza?”. Non contenti, nel remake del 2014 è la volta del concorrente Pizza Hut: in questo caso è il maestro Splinter a lanciarsi in un surreale monologo sulla pizza ai 99 formaggi.

Forrest Gump e il franchising di ristoranti Bubba Gump

In alcuni casi un film ha dato vita a una catena di franchising nel mondo reale. Come nel caso di Forrest Gump e della Bubba Gump Shrimp Company, nata sullo schermo da un’idea di Benjamin Beauford “Bubba” Blue e Forrest Gump, cioè Tom Hanks, durante la loro partecipazione alla guerra del Vietnam. Un’idea che Forrest Gump realizzerà da solo e con grande successo, dopo la morte di Bubba proprio durante le operazioni militari.

franchising bubba gump shrimp company Il franchising al cinema tra top e flop
Photo credits: mashed.com

Nel mondo reale esiste davvero la Bubba Gump Shrimp Company Restaurant and Market. Ha aperto i battenti con il primo locale nel 1996 a Monterey, in California, e attualmente conta più di 40 ristoranti in diversi paesi.

Il caffè della catena Starbucks in C’è posta per te

Rimanendo nella filmografia di Tom Hanks, in C’è Posta per Te l’attore parla della famosa catena di caffetteria Starbucks: “L’intero scopo di posti come Starbucks è che le persone senza alcuna capacità decisionale prendano sei decisioni solo per comprare una tazza di caffè. Basso, alto, chiaro, scuro, caf, decaffeinato, a basso contenuto di grassi, senza grassi, ecc. Quindi le persone che non sanno cosa diavolo stanno facendo o chi diavolo sono possono, per soli $ 2,95, ottenere non solo una tazza di caffè ma un senso di sé assolutamente determinante: Alto. Decaffeinato. Cappuccino.” 

Agent: CENTURY 21 e il franchising immobiliare

Poi ci sono catene di franchising che hanno addirittura portato sullo schermo film che avevano il proprio brand già nel titolo. È capitato poche volte, ma è capitato. Come nel caso di Agent: CENTURY 21, che cita direttamente CENTURY 21, la famosa agenzia immobiliare nata in USA e da poco arrivata anche in Italia.

Star di questo film del 2014 due nomi come Cameron Diaz e Benicio Del Toro. La trama vede proprio protagonista un’agente immobiliare, Mary Kay Curly. Mary è una donna distrutta dal recente divorzio e lotta per difendere le due cose a cui tiene di più nella vita: i suoi figli e – a sorpresa – il suo lavoro di agente immobiliare. Per salvaguardare la sua posizione, Mary accetta un incarico sgradevole assegnatole dal suo capo e si reca in Messico, ma finisce per essere rapita e si ritrova catapultata nel bel mezzo di una guerra tra cartelli di spacciatori. Ma alla fine tutto si risolve con un lieto fine e il ritorno a casa in tempo per la cena. Letteralmente. La pellicola non ci risulta sia mai stata distribuita in Italia, ma probabilmente è possibile trovarla online, per chi fosse curioso di approfondire in prima persona.

The Founder e la nascita di McDonald’s

Tornando da dove siamo partiti, il nostro viaggio non sarebbe completo senza citare The Founder, il film del 2017 con protagonista Michael Keaton, che racconta la storia di Ray Kroc, fondatore della catena McDonald’s. Di fatto la parabola di un cliente con il fiuto degli affari che diventa fondatore di una delle più grandi catene al mondo.

the founder mc donalds Il franchising al cinema tra top e flop

Tutto inizia nel 1954, quando Ray Kroc, un cinquantenne venditore di frullatori, fa un ordine dal ristorante dei fratelli McDonald. Ci troviamo a San Bernardino in California. Qui rimane folgorato dalla loro attività innovativa: bibita e hamburger preparati e serviti in tempi record (“Trenta secondi, non trenta minuti”) e a un prezzo popolare. Kroc annusa il business e capisce che ristorazione e proprietà immobiliari sono la chiave per macinare risultati. Nel 1961 l’ex venditore divenuto imprenditore finisce per acquistare nome, marchi di fabbrica, diritti d’autore e le formule per 2,7 milioni di dollari. Rimarrà a capo del gruppo fino al 1975, a più di 70 anni. The Founder è un film da vedere non solo per chi è interessato al mondo del franchising, ma più in generale alle grandi storie d’impresa.