Una traiettoria professionale, maturata lavorando in diverse in diverse multinazionali, ha poi lasciato spazio a una decisione personale: cercare una dimensione più propria avviando una attività in franchising. “Mi sono avvicinato al franchising perché, secondo me, è uno strumento di condivisione di idee”.
Oggi Carlo De Masi è franchisee La Yogurteria con tre punti vendita a Roma, nel centro commerciale Aura, a Gran Roma, nel centro commerciale Tiburtino e un quarto in apertura al Maximo,
Carlo ci racconta la sua storia imprenditoriale e la scelta di affidarsi al franchising, inteso non solo come modello di crescita, ma come un vero patto condiviso.
“Prima di affiliarmi alla Yogurteria – spiega – ho avuto esperienze come manager o area manager, ma poi ha preso piede il desiderio di cercare una dimensione mia e mettermi in gioco diversamente.
Non ha scelto il settore della ristorazione e del food “per caso”. “La mia decisione è figlia di una passione coltivata a lungo: ho fatto il primo giorno a diciotto anni nella ristorazione e continuo perché è una passione”.
Nel quotidiano, il lavoro in negozio porta con sé sfide continue. Tra le più complesse, quella di ripartire ogni giorno con metodo e pianificazione, anticipando criticità e mantenendo standard adeguati. “La sfida più difficile sicuramente è stato cominciare… e poi è stato un pochino tutto in discesa perché abbiamo preso gusto. Ogni giorno si presenta una sfida diversa e forse il dover pianificare tutte le criticità è un po’ la sfida che abbiamo tutti i giorni”.
De Masi ha deciso di investire su La Yogurteria anche aprendo più punti vendita, perché — spiega — si tratta di un modello di business replicabile. “Il brand mi piace molto: ha un metodo che riusciamo a riportare in tutti i punti vendita”.
Il contesto dei centri commerciali, inoltre, sembra essere particolarmente adatto al tipo di proposta del locale.
Guardando al futuro, la direzione è duplice: consolidare e sviluppare ulteriormente la rete, ma anche crescere in termini di identità e dimensioni. “I progetti futuri sono sicuramente di continuare a sviluppare il brand e sicuramente anche differenziare un pochino e diventare ancora più grandi: è un obiettivo che ci siamo posti a lungo termine”.
Nel breve periodo, l’attenzione resta su nuove aperture. “Come interpreto il rapporto tra franchisor e affiliati? Come una relazione equilibrata e duratura, basata su scambio e collaborazione costante: un matrimonio dove si vince tutti. Quindi io condivido tanto: da idee a nuove location a nuovi prodotti e nuove soluzioni per soddisfare le esigenze del cliente”.
Il punto centrale è rendere tutto più ordinato e replicabile. “I pilastri sono pianificazione e standardizzazione: creare un metodo di formazione, un piano pulizie per tutti i negozi, avere sempre una situazione sotto controllo”.
Un’ulteriore chiave, secondo l’imprenditore, è il lavoro di squadra: tra store manager, area manager e la casa madre. “Essere sempre uniti come squadra con gli store manager, con l’area manager e con il franchisor stesso”.
