Non tutti i franchising nascono da un’idea commerciale. Alcuni nascono da un sogno sociale, da una visione del mondo che mette insieme formazione, cultura, internazionalizzazione e rigenerazione territoriale. È il caso di Antonio Gallo e della sua iniziativa Extramus, acronimo di Experience Travel Erasmus.
Il progetto, attivo da anni in Calabria, ospita studenti internazionali in piccoli paesi italiani, generando un impatto potente: economico per i territori, culturale per i ragazzi, umano per chi li accoglie. Ora, dopo dodici anni di esperienza, Antonio è pronto a trasformare Extramus in un format replicabile in tutta Italia. Lo abbiamo incontrato al Franchising Forum di Milano 2025.
Un’idea semplice, ma rivoluzionaria
“Accogliamo i migliori studenti europei in piccoli borghi italiani”, ci racconta. “In luoghi dove non passa più nessuno, noi portiamo giovani, energia, voglia di imparare e condividere. E in cambio, i ragazzi ricevono un’esperienza autentica che nelle grandi città non esiste più.”
È un modello win-win, in cui la mobilità studentesca diventa strumento per rivitalizzare i centri minori, dare nuova linfa alle economie locali e costruire relazioni internazionali reali.
Il franchising per dare forma a un ecosistema
Perché il franchising? “Perché il modello funziona. Ma va strutturato. E per farlo servono persone giuste, con valori e competenze.”
Antonio non ha fretta, ma ha le idee chiarissime: dopo alcuni progetti pilota avviati in altri paesi, è pronto a condividere metodo, strumenti e know-how. E a creare una rete di operatori locali capaci di gestire i flussi Erasmus con professionalità e calore.
“Il franchising è il modo per passare dal progetto alla visione nazionale. E, perché no, anche oltre.”
Il concept: ospitalità, formazione e vita lenta
Extramus non è un’agenzia viaggi. Non è nemmeno un centro studi. È una comunità temporanea, dove ragazzi da tutta Europa vivono un periodo di stage o tirocinio in borghi italiani, lavorando, imparando, vivendo a contatto con la gente del posto.
“Offriamo un’esperienza professionale, ma in un contesto umano, rilassato, ‘chilly’, come dicono loro”, sorride Antonio. “Niente metro, niente traffico, niente alienazione. Solo vita vera.”
La sfida: formare nuovi operatori culturali
Oggi, la principale difficoltà per Antonio non è trovare i ragazzi — ne arrivano centinaia ogni anno — ma formare persone in grado di gestire bene l’accoglienza: “Serve chi sappia parlare inglese fluentemente, ma anche chi abbia empatia, visione progettuale, spirito organizzativo.”
Per questo il format in franchising prevede formazione continua, supervisione e supporto per ogni nuova sede.
L’appello agli aspiranti affiliati
Il messaggio finale di Antonio è semplice e potente: “Vuoi dare ai ragazzi europei un’esperienza unica? Vuoi far rivivere la tua città con nuove energie e nuove storie? Allora porta Extramus nel tuo territorio.”
Extramus è in fase di espansione. Se vivi in un piccolo centro e vuoi dare nuova vita al tuo territorio attraverso l’accoglienza, scopri come entrare nella rete su www.extramus.eu.
