Un nuovo modo di comunicare il Franchising
Un nuovo modo di
comunicare il Franchising
4 step per creare un franchising

4 step per creare un franchising

Creare un franchising è un processo delicato che necessariamente coinvolge diverse aree specializzate. 

È un percorso impossibile da generalizzare, e chi propone dei format precompilati per arrivare alla standardizzazione di un’impresa o è poco pratico o è poco trasparente.

Ogni progetto è unico nel suo genere, come lo è del resto l’impresa da cui scaturisce, e va cucito a misura per ottimizzare e potenziare tutti i punti di forza del format oltre che smussare quelli di debolezza.

Ci sono tante variabili che devono essere prese in considerazione: maturità di casa madre, posizionamento attuale sul mercato, brand, comunicazione, percezione dell’impresa e del prodotto, domanda di mercato, competitor e chi più ne ha più ne metta.

In base poi allo status quo specifico, diventa necessario mettere mano alle varie aree, magari con l’intervento di professionisti specializzati, per arrivare a un nuovo equilibrio idoneo a uno sviluppo in franchising. 

Tutto questo per anticipare che ogni progetto di franchising è unico nel suo genere… ma (e qui arriviamo al punto) ci sono 4 step fondamentali comuni ad ogni nuovo progetto, 4 passaggi che sono imprescindibili e attraverso cui ogni format deve passare per potersi proporre in maniera seria e professionale nel mondo della replicabilità.

Il business plan

Il primo fra tutti è la stesura di un business plan. Quando inserisco questo documento nei progetti di creazione di un franchising, in genere la prima reazione del brand è sempre quella di affrettarsi nel rassicurarmi che un business plan è già stato redatto. E questo è sempre un aspetto positivo, ma puntualmente ci si riferisce a uno studio sull’attività in sé che di conseguenza ha come riferimento il pubblico finale, il mercato locale e i prodotti o i servizi offerti.

Quando si crea un franchising si crea di fatto una nuova impresa e questa impresa opererà e si muoverà su un mercato ben diverso da quello a cui è abituata, quello appunto del franchising.

Qui le dinamiche sono del tutto differenti: ciò che si vende è un conto economico, un contratto, un risultato d’impresa e una riduzione di rischio, mentre prodotti e servizi finali sono solo un aspetto marginale.

Il business plan, quindi, va redatto sulla base del “mercato franchising” e serve a capire la nostra posizione, quali siano i competitor orizzontali e verticali, che dinamiche economiche può avere un nostro punto affiliato e quali sono le impostazioni che regoleranno il loro rapporto con casa madre, oltre ovviamente a immaginare un piano di sviluppo, strategie di espansione e una proposta di affiliazione.

Insomma, non è uno studio da poco ed il risultato emerge da una serie complessa di variabili da prendere in considerazione e valutare una ad una. Senza questo studio, stiamo solo andando alla cieca.

Una volta capito questo, possiamo allora procedere gli step 2 e 3, ossia alla creazione di preliminare e contratto e del manuale operativo.

Il preliminare e il contratto

Questi due documenti, oltre ad essere obbligatori, regoleranno ogni rapporto che avremo con ogni singolo affiliato, per cui la loro preparazione richiede sempre molta cura.

Preliminare e contratto sono di fatto i documenti con cui si sancisce un’affiliazione (del resto la legge definisce il franchising come un contratto) ma sono anche dei documenti che hanno una natura commerciale.

Per legge il contratto deve essere consegnato al potenziale affiliato almeno 30 giorni prima della firma. Viene da sé, quindi, quanto sia importante redigerlo in modo che tuteli di fatto il brand e l’impresa di casa madre, ma al contempo si renda “digeribile” alla controparte. Ecco perché è un documento che dovrebbe essere scritto sempre a quattro mani, da un avvocato esperto nel settore del franchising e dallo sviluppatore che poi dovrà occuparsi di gestire le sottoscrizioni.

Il manuale operativo

Il manuale operativo contiene invece il know-how del franchisor e ne incarna la caratteristica prevista da legge della “individuazione”.

Tutto ciò che dovrà e potrà, o non dovrà e non potrà fare l’affiliato sotto ogni punto di vista (permessi, divieti, strategie, procedure e quant’altro), deve essere contenuto nel manuale. 

La lead generation

Infine, ultimo step prima del lancio, è quello che riguarda la parte finale del funnel legato allo sviluppo e quindi alla lead generation

Occorrerà predisporre un company profile in grado di presentare degnamente il progetto, sia da un punto di vista commerciale che imprenditoriale, e un previsionale economico che possa esporre i numeri e le redditività che girano intorno al format, rendendoli accessibili e comprensibili anche ai meno esperti.

Sempre su questa linea, ci si dovrà coordinare con chi curerà la comunicazione e la lead generation per predisporre gli strumenti adeguati a catturare il target imprenditoriale di interesse e magari prevedendo le prime informazioni da introdurre in una landing page.

Molto sinteticamente, e in maniera del tutto ampia e generica, questi sono i 4 pilastri su cui ogni format serio deve poter poggiare. Immaginatele come le quattro gambe di un tavolo: se una manca o non è all’altezza delle altre, il tavolo sarà sicuramente poco stabile, traballerà spesso e non sarà in grado si sopportare un gran peso, e questo sempre che non cada dritto a terra.

Articolo a cura di Andrea Ciancarelli, esperto in start-up, branding, creazione e sviluppo di franchising. Dal 2010 è Founder, CEO ed Executive Director in restore, agenzia specializzata nello sviluppo di reti in franchising. Grande conoscitore del mondo franchising in Spagna, dove si è formato apprendendo tutti i segreti del mestiere, negli ultimi 10 anni ha collaborato con alcuni dei più importanti brand in franchising italiani e spagnoli come llaollao, Rossopomodoro, Lizarran, Antica Focacceria San Francesco, Mennella e ecox4d, contribuendo a lanciare nuovi marchi e nuovi settori di mercato.