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Le royalties verso franchisor esteri e il fisco: il caso Burger King

Oggi parliamo di un caso di giustizia tributaria che potrebbe interessare i franchisee che versano le loro royalties a franchisor esteri, soprattutto nel caso in cui si applichino regimi tributari speciali

Perché talvolta il fisco entra anche nei panini, in questo caso dentro quelli di Burger King. Ed è subito contenzioso. In questo caso, la disputa è stata tra la società Modena Burger srl e l’Agenzia delle Entrate di Modena, in merito alle royalties versate dalla srl italiana al proprio franchisor svizzero e più precisamente l’applicazione o meno dello specifico regime tributario tra Italia e Svizzera, che prevede un’aliquota agevolata. 

La vicenda processuale è durata 10 anni e alla fine le richieste del fisco sono state rigettate, ma vediamo con ordine cosa è successo e perché.  

Partiamo dalla fine: con la sentenza 929 dello scorso 3 luglio, la corte di giustizia tributaria dell’Emilia Romagna ha rigettato l’appello relativo alla sentenza di primo grado 741/2018, emessa dalla commissione tributaria della provincia di Modena. Il rigetto è il secondo e definitivo grado di giudizio, le cui motivazioni sono state pubblicate lo scorso 2 ottobre.

Il contenzioso e il processo

Tutto inizia nel 2013: la società Modena Burger di Finale Emilia si vede recapitare un accertamento fiscale di circa 115mila euro complessivi, tra maggiori ritenute, interessi e sanzioni. L’oggetto del contendere sono le royalties di affiliazione, che la srl italiana aveva corrisposto al franchisor, Burger King Europe Gmbh, con sede in Svizzera. L’Agenzia delle Entrate, infatti, riteneva non si potesse applicare l’aliquota agevolata del 5% prevista dalla Convenzione Italia/Svizzera. La tesi del fisco era che la società svizzera fosse solo un collettore di capitali, che andavano poi a beneficio della controllante USA Burger King Holding Inc. Per questo era necessario disapplicare il regime fiscale italo-svizzero, utilizzare la normale aliquota del 30%, rideterminando quindi l’importo delle tasse dovute.

Già in primo grado la Modena Burger srl aveva vinto il giudizio, sostenendo che l’avviso fosse nullo, perché l’Agenzia aveva falsamente applicato la convenzione tra l’Italia e Svizzera e non aveva assolto all’onere della prova. Nel merito, inoltre, veniva affermato che la base imponibile era stata erroneamente quantificata. Era il novembre del 2018, avanti veloce fino al 2023 arriva la sentenza di secondo grado, necessaria visto l’appello presentato dal fisco. Anche in questo caso, le pretese avanzate dall’Agenzia vengono rigettate dal tribunale regionale.

Le motivazioni della sentenza

Si legge nelle motivazioni: “Burger King Europe Gmbh, avente sede in Svizzera ove paga le imposte, è una società controllata (al 100% NdR) da Burger King Holding Inc. e gestisce in Europa il brand Burger King, concludendo contratti di franchising e tutelando il marchio. Essa è perciò, fino a prova contraria, una società operativa e non un mero collettore di royalties”. 

Prova contraria che eventualmente l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto fornire. Continua poi la sentenza, firmata dal presidente Pasquale Liccardo, dal relatore Alessandro Rizzieri e dalla giudice Carmen Giovanna Giraldi: “Tale conclusione si trae proprio dal sito web di Burger King, consultato dall’Agenzia, in cui Burger King Inc., titolare del marchio e del sistema Burger King, si afferma operante in Europa, Medio Oriente e Africa con differenti società filiali non statunitensi che gli forniscono, tra gli altri, servizi di supporto e di gestione operativa. Difatti, nella specie, il contratto di franchising (con Modena Burger srl NdR) è stato concluso non dalla società americana, ma da quella svizzera”.

Per questi motivi: “Le royalties rappresentano, almeno in parte, il corrispettivo dei servizi resi da Burger King Europe Gmbh a Burger King Holding Inc., consistenti nella conclusione e gestione dei rapporti di franchising. Del resto non vi è prova di retrocessioni o meglio di trasferimenti delle royalties ricevute alla società americana”.

Al di là del singolo caso, questa sentenza tributaria sarà probabilmente un punto di riferimento per quei franchisee che hanno contratti con franchisor esteri, simili per struttura societaria a quella di Burger King. Indipendentemente dal settore di attività.