Un nuovo modo di comunicare il Franchising
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Franchising e sostenibilità: la nuova frontiera dell’ESG

I dati parlano chiaro. Sempre più imprenditori e sempre più aziende hanno iniziato ad implementare e a tenere d’occhio nelle proprie realtà il mondo sostenibile e il concetto di sostenibilità ESG

Basti pensare che – come emerge dal Kaleidos Impact Watch di Banca Ifis – nel 2023, il 54% degli imprenditori italiani ha deciso di effettuare investimenti in campo sociale, focalizzati sul proprio territorio nonché sui propri dipendenti, tramite attività di welfare, di managerialità partecipativa e di formazione.

Che non si dica, allo stesso tempo, che il tema – oltre ad interessare i produttori – non possa non interessare anche i consumatori. 

Non è un segreto, infatti, che – anche grazie alle lotte intraprese dalle nuove generazioni (tra cui, fra tutte, quella per una maggiore attenzione alla lotta al cambiamento climatico) – la sostenibilità dei prodotti acquistati e l’attenzione verso l’ambiente delle filiere produttive siano prepotentemente entrati nel linguaggio e nei discorsi comuni. 

Eppure, di sostenibilità non si parla ancora abbastanza nel mondo del franchising

Un mondo che, invece, con la moltitudine di entità e di aziende che lo compongono è capace di imporre uno spiccato cambiamento positivo nella società, mediante maggiore attenzione all’ambiente, alla parità di genere, a migliori condizioni di lavoro per i dipendenti e, in generale, allo sviluppo di città e comunità sostenibili.

Peraltro, è indiscusso che l’introduzione di tali practices positive – oltre a contribuire al benessere della società – abbia un risvolto favorevole anche per tutte le aziende che intendano essere promotrici del cambiamento sostenibile

In tal senso, tali lati positivi – in primis – riguardano una generale riduzione dei costi, vantaggi relativi alla propria brand reputation ed infine, un miglior accesso al capitale dei fondi d’investimento che, ormai, valutano le potenziali società target, anche con riferimento al rispetto dei fattori ESG. Per approfondire tali aspetti, allora, cerchiamo di capire cosa sia la sostenibilità e cosa siano i fattori ESG, addentrandoci nei vantaggi della loro implementazione per franchisor e franchisee, scambiando quattro chiacchiere con i professionisti dello Studio Legale Associato LB.

Cosa significa sostenibilità ESG?

Il concetto relativo ai fattori ESG è descritto in un report del 2004 nato dalla collaborazione tra molteplici istituzioni finanziarie e scaturito da un invito da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.

Tale acronimo, in particolare, è formato dalle lettere E – con riferimento ad “Environmental” – S – per “Social” – e G – che si riferisce a “Governance”.

Trattasi, in particolare, di tre fattori – ambientale, sociale e di governance – che, già in tale anno, si riteneva dovessero essere presi in considerazione al fine di garantire e misurare che una determinata entità potesse essere considerata sostenibile. 

Facendo un passo indietro, in particolare, per sostenibilità si intende una condizione di sviluppo che sia in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di poter soddisfare, a loro volta, i propri bisogni.

Ebbene, al fine di verificare che tale condizione venga rispettata ed implementata, si dovrà fare obbligatoriamente riferimento ai fattori ambientale, sociale e di governance che caratterizzano l’azienda.

Obiettivi ESG: il fattore Environmental

Partendo dal primo di essi – il fattore E, ovvero il fattore ambientale – non v’è dubbio che esso comporti un impegno della società dal punto di vista – per l’appunto – ambientale.

In tal senso, pertanto, un’entità che voglia essere sostenibile da tale punto di vista dovrà, anzitutto, prestare attenzione al raggiungimento di una molteplicità di obiettivi che riguardino – ad esempio – la riduzione delle proprie emissioni nell’aria o nell’acqua, la conservazione delle risorse naturali e la corretta gestione dei rifiuti, anche nell’ottica di combattere il cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, non v’è dubbio che esso possa essere implementato anche mediante politiche attive che possano – soprattutto rispetto al settore industriale – funzionare quali agenti di compensazione rispetto alle proprie attività di produzione.

Obiettivi ESG: il fattore “sociale”

“Fino a qualche anno fa, l’attenzione era puntata principalmente sul fattore E ma oggi, anche grazie ai recenti interventi legislativi, il focus è sempre più puntato sulla componente S”, spiega l’Avvocato Vanessa Amati.

“Questa componente” – continua – “è relativa all’aspetto sociale e si concentra principalmente sulla gestione dei processi aziendali, sulle condizioni di lavoro, sul rispetto dei diritti umani e sulle condizioni di parità e non discriminazione. In tal senso, è particolarmente importante che le organizzazioni e le aziende, anche in base alla loro dimensione, abbiano una visione strategica in merito che sia di ampio raggio, sia con riferimento alle attività da porre in essere sia rispetto allo sviluppo temporale delle medesime. Implementare una buona strategia di “diversity & inclusion” e di parità di genere è un elemento chiave per un’impresa di successo perché, da una parte, migliora il benessere e le condizioni della forza lavoro ma, dall’altro lato, migliora anche la brand reputation, il market value e la forza dell’impresa sul mercato, oltre a rendere gli imprenditori più virtuosi nei confronti dei consumatori locali e porli al riparo da potenziali criticità.”

“In tal senso” – continua la Dott.ssa Benedetta Conter – “queste misure, oltre ad essere implementate, possono essere certificate. Da questo punto di vista, si pensi, ad esempio, alla UNI/PdR 125:2022 “Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere” che valuta le misure implementate dalle società in materia di parità di genere, a partire dalla strategia aziendale, passando per la governance ed arrivando a misure a tutela della genitorialità, della work-life balance oltre che della equità remunerativa. Essendo, peraltro, uno degli obiettivi del PNRR, l’implementazione di questa specifica certificazione è anche incentivata a livello statale, tramite uno sconto dell’1% sui contributi previdenziali fino ad un massimo di € 50.000,00 annui ma anche tramite punteggi premiali in ipotesi di partecipazione a bandi di gara pubblici”.

“Oltre alla UNI/PdR 125:2022” – conclude, poi, l’Avv. Vanessa Amati – “un’ulteriore attestazione di cui possono dotarsi le Organizzazioni è la UNI ISO 30415:2021 “Diversity and Inclusion” che verifica le misure a tutela della diversità ed inclusione, intese anche quali rispetto delle provenienze geografiche e delle disabilità. Infine, tra gli standard più importanti, troviamo la SA8000 che riguarda la gestione delle risorse umane e le condizioni di lavoro applicate in ciascuna Organizzazione.”

Bilancio di sostenibilità: cos’è e perché è importante

“Ritengo che un altro strumento da tenere particolarmente in considerazione, in tale ambito, sia il bilancio di sostenibilità”, spiega la Dott.ssa Martina Bruno.

“Il bilancio di sostenibilità è un report con cui le società di qualsiasi settore possono rendere note al pubblico le scelte intraprese, le attività, i propri progressi ed i risultati raggiunti in ambito ambientale, economico e sociale. In tal senso, si presenta come una fotografia completa dell’impegno dell’azienda nei confronti – appunto – dell’ambiente, dei propri dipendenti, dei propri clienti ed in generale, nei confronti della società. Peraltro, è importante ricordare che al di là dei vantaggi che porta alle aziende che lo implementano – quali la promozione positiva della propria immagine, l’individuazione di rischi e nuove opportunità in ambito finanziario e la maggiore attenzione positiva da parte di potenziali investitori, compresi fondi d’investimento – è sicuramente da tenere in considerazione anche in ottica della futura obbligatorietà dello stesso. Ed infatti, il reporting di sostenibilità – obbligatorio a partire dal 2024 per le grandi imprese che superino specifici criteri in materia di dipendenti, totale attivo e fatturato – diverrà, anche nell’ottica comunitaria, uno strumento gradualmente obbligatorio per un’ampia fetta della platea economica italiana, a partire dal 2025 in poi.”

Obiettivi ESG: il fattore Governance

Da non dimenticare, infine, è anche l’ultima lettera dell’acronimo ESG, ossia la G di governance, che l’Avv. Emanuela Cappuccini illustra come “un elemento fondamentale per valutare la sostenibilità e l’etica delle aziende, con il quale si fa riferimento al modo in cui queste ultime includono i fattori sociali ed ambientali nella propria strategia complessiva e nei processi decisionali. Tale criterio include una molteplicità di aspetti e di strumenti implementabili. Si parte dalla composizione e dalla struttura del Consiglio di Amministrazione, con l’obiettivo di diversificarlo, renderlo indipendente e prevenire i conflitti d’interesse, sino all’allineamento delle remunerazioni dei soggetti apicali con gli interessi di lungo termine degli azionisti, oltre che dell’introduzione di pratiche trasparenti di voto e di comunicazione che diano la possibilità a tutti gli stakeholder di esprimere le proprie preoccupazioni. Un punto di partenza significativo per l’implementazione in società di una prospettiva ESG è l’adozione del Modello di Organizzazione, Gestione e controllo ex D.lgs. n. 231/2001, la nomina di un Organismo di Vigilanza e la conseguente predisposizione di procedure che rispettino tale normativa, prevedendo la segregazione dei ruoli, la tracciabilità dei processi e chiari sistemi di deleghe e procure. Tali presidi possono considerarsi una best practice per la valorizzazione dei principi ESG in azienda.”

Tuttavia, continua l’Avv. Emanuela Cappuccini: “si tratta, in generale, di un incoraggiamento verso la nascita e lo sviluppo di una cultura sostenibile e di un’etica aziendale che deve essere, anzitutto, recepita dai singoli, i quali – con una rinnovata consapevolezza – possono dare, in concreto, efficacia a tali politiche su larga scala.”

Ed infine, rispetto ai benefici che l’implementazione di tali misure comporta, si parla di “un vantaggio competitivo in termini di maggiore efficienza, affidabilità e reputation dell’azienda, con una conseguente facilitazione all’accesso al credito bancario ed ai capitali di fondi d’investimento a condizioni più favorevoli, oltre che ad una generale riduzione dei rischi, inclusi quelli di natura penale ed amministrativa.”

Nella pratica: la sostenibilità per il franchisor

Ebbene, questi strumenti possono essere concretamente implementati anche nelle reti in franchising

“Una prima implementazione” – evidenzia l’Avv. Massimo Longo – “si sostanzia sicuramente nell’individuazione di clausole, contenute nel contratto di franchising, che possano rendere concreti nella rete i principi contenuti all’interno dei documenti di sistema adottati dal franchisor. Facendo riferimento al fattore “E”, basti pensare che una nota catena nel settore della ristorazione ha deciso di implementare una specifica policy in virtù della quale possono rientrare tra i fornitori approvati esclusivamente i player in possesso di determinate certificazioni e che rispettano determinati requisiti. In tal senso, anche una scelta di tal tipo si traduce in una garanzia di uniformità e di responsabilizzazione dell’intera rete. Ovviamente, per fare ciò, il franchisor dovrà essere il primo player sostenibile.”

Se partiamo da tali presupposti, tuttavia, dobbiamo anzitutto chiarire: quali sono i vantaggi del franchisor nell’implementazione della sostenibilità

“Per un franchisor” – continua l’Avv. Longo – “la sostenibilità è sicuramente importante anche in ottica di miglioramento del proprio brand, a livello comunicativo, nei confronti dei consumatori. In tal senso, è indubbio che il valore della sostenibilità si coniughi anche con l’aspetto strettamente economico che è importante per qualsiasi imprenditore. Allo stesso modo, implementando strumenti sostenibili che caratterizzino la rete, qualsiasi franchisor potrà acquisire un rapporto più duraturo con i propri franchisee che condivideranno quei determinati valori e decideranno di utilizzare a propria volta le procedure e le metodiche sostenibili. Il franchising, in questo modo, diviene sinonimo di gruppo ed in quanto tale, diviene anche un sistema di diffusione di valori e di principi importanti per tutti.”

I benefici della sostenibilità per il franchisee

I benefici dell’implementazione della sostenibilità nel franchising non si fermano ovviamente alla prospettiva del franchisor ma investono, indubbiamente, anche il franchisee.

Ciò è quanto illustrato da parte dell’Avv. Andrea Barelli, che – in merito – ricorda come: “Per il franchisee, vi sono sicuramente rilevanti aspetti positivi da tenere in considerazione. Da una parte, il franchisee potrà, infatti, giovarsi nella gestione del proprio punto vendita di un’immagine di sostenibilità già espressa a livello nazionale – o internazionale – da parte del franchisor. Allo stesso modo, al di là di accedere ad un gruppo “sostenibile”, potrà a sua volta imporre ed espandere il proprio punto vendita sul territorio, implementando delle iniziative di pubblicità locale – tendenzialmente presenti e normate nei contratti di affiliazione commerciale – che si concentrino proprio su quelle attività di sostegno al territorio e di sponsorizzazione del medesimo, che sono una delle diverse sfaccettature dell’economia sostenibile. 

Ciò, ovviamente, comporterà un’immagine migliorata del brand e del singolo punto vendita. Al contempo, giovandosi dell’implementazione indipendente delle best practices introdotte dal franchisor, potrà altresì valersi dell’importantissima conseguenza, consistente nella razionalizzazione dei costi nonché nell’agevolazione delle strutture, concetto altrimenti complesso per un soggetto che potrebbe affacciarsi anche per la prima volta al mondo dell’imprenditoria.”

L’appuntamento al Franchising Meet

LongoBarelli Franchising e sostenibilità: la nuova frontiera dell’ESG

Alla luce di quanto evidenziato fino ad ora, entrare nelle maglie dei sistemi di affiliazione commerciale con il mondo della sostenibilità è, pertanto, necessario, vantaggioso ed utile per la società ma, soprattutto, per i protagonisti dei sistemi in franchising, ovvero il franchisor ed il franchisee.

Interessati ad espandere l’argomento e a saperne di più, anche al fine di concretizzarlo nella propria rete?Nessun problema. All’appuntamento del Franchising Meet a Milano del 9 aprile, lo Studio Legale Associato LB approfondirà ulteriormente il tema, concentrandosi sul rapporto tra ESG e franchising e come gli strumenti ESG possano essere concretamente ampliati all’interno delle reti. 

Articolo a cura degli avvocati dello Studio Legale Associato LB, da sempre impegnati a fianco del mondo imprenditoriale con attività di supporto legale alla gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa e di sviluppo della stessa. Da anni, si occupano con particolare attenzione al settore del franchising, alle sue dinamiche ed alla cura dei relativi rapporti.