Un nuovo modo di comunicare il Franchising
Un nuovo modo di
comunicare il Franchising
franchising abusivo

Il franchising abusivo

Perché, credevate che nel franchising non ci fosse un problema di abusivismo? Qualcuno una volta disse che nel nostro paese non c’è più nulla di certo e di legale. Nemmeno il teorema di Pitagora, visto che anche il quadrato costruito sull’ipotenusa, potrebbe rivelarsi una costruzione abusiva.

Me se dell’abusivismo in edilizia sono piene le testate giornalistiche, dalla fenomenologia alla mappatura dei territori, poche (tipo uno o due) parlano dell’abusivismo nel franchising. Fatta eccezione per i titoli acchiappa click dei parcheggiatori abusivi, inframmezzati da quelli sulle estetiste. 

È impossibile correggere gli abusi se non sappiamo di averli davanti

L’illecito indica un comportamento contrario all’ordinamento giuridico, in quanto costituisce violazione di un dovere o di un obbligo posto da una norma giuridica (detta primaria), al quale un’altra norma (detta secondaria) ricollega una sanzione. 

E lo riassumo con il lessico fondamentale del vocabolario di base: commettere un illecito significa infrangere la legge.

Ora, non mi stancherò di ripeterlo (non è vero… sono già stufa) che in Italia, il franchising, è regolato da una legge specifica, la Legge 129 del 2004, intitolata «Norme per la disciplina dell’affiliazione commerciale». E adesso ci facciamo insieme un bel giretto esplorativo di comprensione del testo.

L’Art. 3 (Forma e contenuto del contratto) al secondo comma (ovvero il punto 2 dell’articolo), recita, prescrive, afferma, insomma dice che «Per la costituzione di una rete di affiliazione commerciale l’affiliante deve aver sperimentato sul mercato la propria formula commerciale».

Saltiamo poi all’Art.1 (Definizioni), nello specifico al comma 3. lettera a) di abbicci dove viene definito l’ormai famigerato Know-how come un «patrimonio di conoscenze pratiche non brevettate derivanti da esperienze e da prove eseguite dall’affiliante…». E sempre nell’ Art.1 ma al comma 1. (quindi fai due passi indietro) viene identificato il franchising come quel «contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra di un insieme di diritti … etc» tra i quali troviamo appunto, il Know-how.

Ne consegue che, per possedere quanto identificato nell’Art. 1 comma 3.a), che dovrei dare in licenza d’uso secondo l’Art 1, comma 1., devo aver fatto quello che dice l’Art. 3 comma 2.

Tradotto, commette illecito il franchisor che propone l’affiliazione senza aver sperimentato la formula sul mercato. Punto. … Due punti! (citando il mito Totò).

«Ma io ho sperimentato il mio business!»

Sì, certo, hai aperto partita iva in regime dei minimi da 5 mesi e i tuoi più abili ambassador sono tua mamma, tuo zio e i tuoi amici su FB che hai stalkerizzato per mettere un mi piace. Quindi al massimo la stai sperimentando. I tempi dei verbi sono importanti

«Ma questo business spacca!1!!1!! E poi ho già fatturato 10K»

Bene, ottimo, a parte questa mania dei K, tipo la semplificazione xchè. Ma siamo nel lessico fondamentale, quindi lasciamo correre. 

«E poi sono una startup»

… e adesso ti becchi il lato ruvido per la montagna di fesserie che hai condensato in tre frasi.

Cara testolina senza barriere architettoniche, la fase di “star-up” di un’azienda dura 5 anni. E già questo dovrebbe farti tacere. Non ti basta? Bene, torniamo alla Legge 129, Art. 4. comma 1. lettera a). Tra i vari obblighi del franchisor leggiamo che deve fornire «previa richiesta dell’aspirante affiliato, copia del suo bilancio degli ultimi tre anni o dalla data di inizio della sua attività, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni».

Adesso illuminami: quale bilancio hai tu dopo meno di 1 anno di attività? Considerando poi che il bilancio viene depositato entro giugno dell’anno successivo a quello di esercizio, prima di avere un pezzo di carta ufficiale da esibire passano almeno 18 mesi. 

Ma questi argomenti sono come i peli in bocca: danno fastidio e basta.

Niente è illegale fino a quando non ti beccano

Mi sembra il caso Chiara Ferragni. Cito dalla sua intervista con Fabio Fazio: «se effettivamente c’è stato un fraintendimento (in che senso SE, ti hanno denunciato, fai un po’ te) e le persone hanno capito male (certo, la colpa è sempre di chi non capisce), le cose potevano essere fatte meglio». No vabbè, qui non commento.

A parte aver dato del subnormale rimbambito a chi ha “capito male”, forse la Ferragni se la può cavare. Certo limitando uscite infelici come questa. Ma non c’è una gogna mediatica per il franchising. È una specie di freudiano tabù rimarcare che un franchisor senza sperimentazione è un franchisor abusivo.  

Ad ostacolare il ripristino della legalità concorrono varie cause. Tra queste l’ignoranza, l’inerzia e la totale assenza di vigilanza. Le mancate o tardive sentenze poi, consentono ai franchisor abusivi di sopravvivere per decenni alla legge e, spesso, alle sentenze. Facendo danni irreparabili nel frattempo.

Inerzia e assenza di vigilanza derivano dalla mancanza di un organo preposto ad effettuare controlli preventivi. E aggiungerei anche dall’assenza di un censimento nazionale di tutte le franchise. 

Su questo noi poveri comuni cittadini e imprenditori possiamo fare poco o niente. Per l’ignoranza qualcosa, al contrario, possiamo farlo. 

La Legge non ammette ignoranza

Ignoranza inevitabile significa ignoranza scusabile. Ad esempio è scusabile (perché inevitabile) l’ignoranza di colui che, dimesso dall’ospedale dopo mesi di ricovero in terapia intensiva, commette un reato che è stato introdotto solo da pochi giorni e del quale non aveva potuto avere conoscenza a causa delle sue precedenti condizioni di salute. Ma la Legge sul franchising c’è. DA 20 anni. E non è stata appesa nella bacheca della cantina del Senato. È disponibile online.

Pertanto proporre una franchise in assenza di sperimentazione è una posizione indifendibile 

Mettetevelo nella zucca. Al 2, 3, 4% fate voi, ma infilatevelo dentro quei bei testoloni: ignorantia legis non excusat

Articolo a cura di Mara Licia Frigo, professionista e consulente nel mondo imprenditoriale da oltre 20 anni. Eletta tra i Top 100 Franchise influencer 2023 su LinkedIn, dal 2011 entra nella famiglia di Quadrante, storica società di consulenza nel mondo del franchising. Specializzata nello sviluppo nazionale ed internazionale di progetti in franchising, titolare di Valutando, software di profilazione per affiliati, affianca gli imprenditori nel loro disegno strategico. Non le manda a dire, perché sa che il solo nome «franchising» non è garanzia di successo.