Un nuovo modo di comunicare il Franchising
Un nuovo modo di
comunicare il Franchising
Studio Associato Longo&Barelli

L’avvocato? Un alleato strategico per ogni imprenditore nella gestione del franchising

La vera sfida per un avvocato è tenere lontano il cliente dal tribunale. Un buon avvocato, infatti, spende tempo ed energie per trovare soluzioni utili al cliente e l’ultima cosa utile, per un imprenditore, è la lite giudiziale.

Tutto ciò non è solo il frutto di un convincimento dovuto a una carriera ultraventennale, bensì il mero confronto con la realtà, che ci racconta come il mondo giudiziario non sia in grado di assicurare una efficace tutela al cittadino imprenditore per modalità e tempi, rispetto alla velocità che ormai contraddistingue le relazioni umane e commerciali e ancor più rispetto al mondo professionale e del lavoro. 

Basti pensare che in Italia servono circa quattrocento giorni per concludere il primo grado di un processo civile, quasi mille giorni per il secondo grado (appello) e circa millecinquecento giorni per il terzo grado (Cassazione). 

Sostanzialmente siamo passati da un vecchio adagio degli avvocati, “causa che pende, causa che rende” ad uno più attuale, “causa pendente, cliente perdente”. Perché dopo così tanto tempo anche la migliore delle sentenze non sarà più utile, oramai inconferente, se non addirittura controproducente.

In che modo l’imprenditore può diminuire notevolmente l’incidenza delle cause nella propria attività? Banalmente, coinvolgendo professionisti nella quotidianità della propria impresa.

In tal senso, il coinvolgimento di questi ultimi – soprattutto se con continuità – nell’affiancamento dell’impresa, dà agli stessi l’opportunità di impostare sotto il profilo giuridico la stessa attività dell’impresa, onde prevenire i motivi di eventuali dissidi e/o di gestirli in una fase ove è ancora possibile trovare soluzioni alternative alla lite giudiziale.

Infatti, a partire dalla stesura di un contratto, sia esso di franchising o di definizione di accordi con fornitori, prestatori d’opera ecc.., possiamo conferire al documento non solo una scontata adesione alle norme di riferimento, ma anche il carattere che il franchisor vuole conferire al suo modo di fare “rete” e quelle regole certe che, se scritte nel giusto modo, limitino di molto il rischio di diverse interpretazioni, quindi di futuri contrasti. 

Quando ci troviamo di fronte alla necessità di regolare i rapporti tra contraenti con un documento contrattuale che deve essere utile al momento della firma ma anche per tutta la durata del rapporto, dobbiamo porci mentalmente nello stesso modo in cui ci poniamo nello scrivere un accordo di separazione coniugale. Ovvero, dobbiamo dare alle parti delle regole che “tengano” non solo nei momenti di accordo ma anche, se non soprattutto, nei momenti di disaccordo e di tensione che fisiologicamente si verificheranno nel susseguirsi del tempo. 

Quindi dovremo formulare condizioni contrattuali che siano sottoscrivibili anche in un momento di eccitazione quale quello dell’inizio dell’avventura, non perdendo mai di vista la necessità che le stesse possano sopportare l’impatto dei momenti di tensione, aiutando le parti a non incappare in doppie o multiple interpretazioni della singola norma, che sono l’anticamera di qualsiasi causa.

Per tutti questi motivi, coinvolgere professionisti nelle fasi preliminari di rapporti tra franchisor e franchisee costituisce una buona dose del futuro successo del rapporto che si sta andando a creare tra due imprenditori che, è bene non dimenticarlo, devono contemporaneamente gestire un rapporto impari da un lato (affiliante che offre il proprio know-how, il marchio e quant’altro possa essere utile per la replica del proprio format all’affiliato) e paritetico dall’altro (il franchisee, dal canto suo, deve essere messo nelle condizioni di replicare un format ma anche di vedere rispettato il proprio essere imprenditore), gestendo un equilibrio tanto delicato quanto importante per il successo dell’impresa. 

Proprio nella gestione contrattuale di questo delicato equilibrio, l’avvocato applicato alla materia del franchising può esprimere la propria professionalità, che troverà la sua cartina di tornasole nell’assenza, o rarità, di liti nei rapporti che origineranno durante la propria consulenza.

In sostanza, qualsiasi sia l’attività imprenditoriale che svolgete, fatevi affiancare da consulenti che, se coinvolti prima, costano meno e rendono molto di più! 

Articolo a cura degli avvocati Andrea Barelli e Massimo Longo, titolari dello Studio Legale Associato Longo & Barelli, da sempre impegnati a fianco del mondo imprenditoriale con attività di supporto legale alla gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa e di sviluppo della stessa. Da anni, si occupano con particolare attenzione al settore del franchising, alle sue dinamiche ed alla cura dei relativi rapporti.